Grandiose rovine

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Vecchi trattori

Fatti molti anni fa, ti osservano dai capanni dove sono stati riposti tempo addietro, speranzosi che tu li possa utilizzare per quello che sono stati creati: lavorare senza mai stancarsi o fermarsi. E sotto l’impassibile sguardo serio della mascherina aspettano: fuoco mai sopito, potenza mai domata.

Il Vecchio Mulino

L’acqua da anni non muove più la stanca ruota, ormai uscita dalla sede ed appoggiata sul fondo della roggia. La ruggine e le foglie secche la ricoprono. Il Mulino ha ancora il bel colore vivo del mattone, ma le finestre senza più vetri ed il tetto qua e là bucato ne mostrano l’inutilizzo da oltre quarant’anni. Nessuno più se ne occupa. Solo il vecchio proprietario, ma è ormai morto da quarant’anni e più. Nelle notti senza luna, però, quando aprono le chiuse in Scrivia e l’acqua scorre nel fosso, molti dicono di aver visto un vecchio affacciato alla piccola finestra mentre osserva la ruota che, libera dalla terra ed i detriti, gira armoniosa ed un intenso profumo di farina di mais sprigionarsi nell’aria.

Vàt a trà ‘n Po

Vai a buttarti in Po. Questo si diceva a chi dava noia. Probabilmente sperando affogasse. Ma la calma corrente del Grande Fiume può chietare gli animi più irruenti. Per cui mi piacerebbe cambiare il detto in “Vàt a fà na gira a Po”, a meditare e rilassare i bollenti spiriti.

Templi rurali

Ed ecco dal folto della selva sbucare un vecchio oratorio abbandonato. Chissà qual’è la sua storia. Chissà quanti contadini vi hanno pregato per un buon raccolto o per la salute dei propri cari.

Altari abbandonati

Decadenza: ecco la parola per descrivere la deriva che la società rurale sta imboccando. Le campagne erano baluardo di valori e tradizioni religiose. Ora che il contadino è divenuto imprenditore agricolo tutto è cambiato: l’avere ha prevalso sull’essere. Guacciornia 2018