Galaverna

La galaverna è il segno tangibile dell’inverno. La nebbia ghiaccia vicino ai rami spogli, rendendo il paesaggio quasi artico. È l’inverno che si rende concreto, tangibile e visibile. E attraverso gli occhi diventa uno stato d’animo: raffredda la mente distaccandola dai pensieri della vita moderna, assopisce le preoccupazioni e riposa l’anima.

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Requiem Aeternam

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Requie

scant in pace.

Vecchi trattori

Fatti molti anni fa, ti osservano dai capanni dove sono stati riposti tempo addietro, speranzosi che tu li possa utilizzare per quello che sono stati creati: lavorare senza mai stancarsi o fermarsi. E sotto l’impassibile sguardo serio della mascherina aspettano: fuoco mai sopito, potenza mai domata.

Il Vecchio Mulino

L’acqua da anni non muove più la stanca ruota, ormai uscita dalla sede ed appoggiata sul fondo della roggia. La ruggine e le foglie secche la ricoprono. Il Mulino ha ancora il bel colore vivo del mattone, ma le finestre senza più vetri ed il tetto qua e là bucato ne mostrano l’inutilizzo da oltre quarant’anni. Nessuno più se ne occupa. Solo il vecchio proprietario, ma è ormai morto da quarant’anni e più. Nelle notti senza luna, però, quando aprono le chiuse in Scrivia e l’acqua scorre nel fosso, molti dicono di aver visto un vecchio affacciato alla piccola finestra mentre osserva la ruota che, libera dalla terra ed i detriti, gira armoniosa ed un intenso profumo di farina di mais sprigionarsi nell’aria.

Vàt a trà ‘n Po

Vai a buttarti in Po. Questo si diceva a chi dava noia. Probabilmente sperando affogasse. Ma la calma corrente del Grande Fiume può chietare gli animi più irruenti. Per cui mi piacerebbe cambiare il detto in “Vàt a fà na gira a Po”, a meditare e rilassare i bollenti spiriti.